«Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente
,
[…]. Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi»[1]

Le parole

Le parole vanno “scelte sapientemente” perché tramite esse noi raccontiamo noi stessi, esprimiamo le nostre emozioni e ci mettiamo in relazione con l’altro.

Con esse evochiamo nel nostro pensiero immagini che desideriamo trasmettere all’altro. Immagini e parole che ci permettono di comunicare, di interagire e quindi di creare la realtà che ci circonda.

La storia ci ha comunicato sin qui quanto la forza della parola sia determinante per agire in ogni ambito della nostra esistenza, perché essa è persuasione, ammonimento, perdono, gioia, speranza, certezza.

Perché la parola,  nel contesto in cui è collocata, ha un suo significato… ma attenzione al tono con il quale viene pronunciata… può ferire come una freccia che colpisce in pieno petto, può far male: un dolore che ci segna e che ci cambia la vita.

Una parola che può generare una profonda incomprensione, mettendo in pericolo la relazione, proprio perché essa ha un suo peso che condiziona e non dimentica.

Allo stesso tempo la parola può trasmetterci sentimenti positivi come quello dell’amicizia, dell’amore, che ci danno forza e coraggio nell’affrontare la vita e nell’esserne grati.

Con essa noi assumiamo la capacità di persuadere l’altro, di condurlo in un certo senso – tramite  l’arte dell’uso della parola – verso di noi.

Perché ognuno di noi con un uso adeguato, ragionato ed efficace della parola possa essere un punto di riferimento per l’altro, per colui che in essa cerca un sostegno, un consiglio.

La parola quindi non deve essere vuota, priva di spunti.

Essa deve essere sempre connessa ad un contesto e non perdersi in esso, proprio perché oggi è la realtà stessa in cui viviamo che ci distrae dal vero senso delle parole, dal loro uso appropriato, dalla loro potenzialità evocativa, dalla loro storia.

E’ incoerente che, proprio in questo momento tecnologico, in cui la comunicazione acquista nuove forme, ove la parola dovrebbe rigenerarsi e fortificarsi, perde invece la sua forza e capacità di costruire un linguaggio vero, profondo, costruttivo e responsabile.

Si perde così l’essenza etimologica e semantica della parola, la sua potenzialità espressiva capace di trasmettere emozioni e sentimenti.

Si dissolve quella bellezza delle parole narrate che ci portano in un’altra dimensione dove l’immaginazione fa da padrone, dove si fanno strada percezioni e sensazioni, dove siamo noi stessi a costruire quello che leggiamo e ascoltiamo.

La scrittura e il linguaggio

E’ necessario, anche nel passaggio dal mondo analogico a quello digitale, percorrere la strada che ci porta a capire la storia di ogni parola, la sua etimologia, per comprenderne l’essenza e la capacità di interpretazione all’interno della nostra realtà, così complessa quanto  sfidante.

Riscoprire l’etimologia di una parola in ogni contesto in cui ci troviamo a scrivere o parlare, come ad esempio:

  • “emozione” (dal lat. “emotiònem”, p.p. di “emovère”, smuovere, scuotere) o
  •  “algoritmo” (dal lat. medievale “algorithmus” o “algorismus”; dal nome d’origine, alKhuwārizmī,  matematico arabo,  ripreso dal greco “αριθμός”, numero),

perché la parola è “creatività”.

Una ricerca che ci permette di comprendere appieno il profondo significato delle parole all’interno del nostro linguaggio scritto e parlato.

Un linguaggio in cui dovremmo essere in grado di dosare le parole in maniera armonica e secondo un sistema logico-sintattico che rispetti il discorso, la frase, l’uso stesso dei verbi e della punteggiatura.

Un linguaggio non sopraffatto dalla digitalizzazione e dai tecnicismi quindi troppo assente, meccanico, frenetico, funzionale (“l’aziendalese”, “il legalese”, … “il turpiloquio della parolaccia”), dove la nostra consapevolezza si perde nei meandri del “sapere digitale”, delle “parole chiave”, degli “inglesismi”.

Non dobbiamo avere fretta nel comunicare, semplificando troppo i passaggi logici essenziali, che consentono di far comprendere quello che effettivamente vogliamo trasmettere, lasciando così il nostro discorso all’interpretazione del “vabbè avrà capito”.

Dedichiamo del tempo per comunicare senza troppe connessioni digitali, perché ciò che esprimiamo attraverso le parole, anche le più semplici, ci  permette di presentarci all’altro, di generare relazioni e azioni.

Parole digitali e comunicazione digitale

Siate responsabili e consapevoli nell’uso delle parole, adottando un linguaggio motivazionale e costruttivo sia nel mondo reale che virtuale, perché con il vostro pensiero possiate essere efficaci comunicatori in un universo digitale.

Non rischiate di farvi sopraffare dalle infinite parole digitali, dalla voce di Alexa, dai Bot, robot che rispondono alle nostre domande, che parlano con noi, con una capacità intellettiva che sembra quasi che ci rispondano a tono.

Ma quello è comunicare? Certamente  il digitale ha assorbito molte delle nostre capacità di comunicare e di scrivere ma non perdiamoci, rischiando di diventare anche noi “comunicazione robotica”.

Una comunicazione dove manca la vera essenza dell’uomo, dove le nostre funzioni cerebrali rischiano di diventare aride e per nulla percettive, mettendo a rischio il nostro posto nel mondo digitale: noi dobbiamo essere attori e non spettatori.


[1] [Alda Merini, “Ho bisogno di sentimenti”]

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